I dati: il Petrolio della nuova economia digitale. Ma davvero proteggiamo il nostro patrimonio?

Continuo il mio viaggio nel mondo che si sta evolvendo verso la quarta rivoluzione industriale. Sempre più mi convinco che la medesima strada viene percorsa da due soggetti distinti che devono però convergere verso un unico modello: da una parte vi sono le big e le medium-size enterprises. Sono mediamente strutturate con una divisione interna di R&D, un Chief Data Officer e una divisione interna di IT. Loro sono di fatto Industria 4.0-ready.

Dall’altro lato della strada vi è la tipica PMI italiana, che rappresenta buona parte del “fare impresa” in Italia. Sinora si è evoluta introducendo nuove macchine e stampando su carta i disegni provenienti dall’ufficio tecnico .

Ma adesso il tutto sto rapidamente cambiando, arriva un sistema gestionale di fabbrica che interconnette le macchine. Non vi è più solo un CAD 3D ma in officina arriva anche il CAM ( Computer Aided Manufacturing) . Vi sono una serie di dati digitali da gestire ed immagazzinare. L’imprenditore si trova spiazzato, a volte vorrebbe dire la fatidica frase “si stava meglio prima” . Invece la digitalizzazione è per lui una grande risorsa, anche se non se ne è ancora accorto: trasforma il know-how della azienda da un asset intangibile ( spesso tramandato per tradizione orale) a qualcosa che può essere messo sul piatto di una bilancia. Adesso l’intero sistema produttivo della sua azienda ( anche se fosse composta da una sola macchina utensile) diviene una procedura codificata che permette di produrre con efficienza e profitto.Questo accade anche se cambia la macchina, anche se cambiano le persone.

Inoltre accumula i dati più disparati e i processi si comprendono meglio e si armonizzano.

Qui però nasce un problema da affrontare presto e bene: come proteggo il patrimonio digitale della azienda?

Serve a poco dire ” i dati sono sul server ” , “la password la ho solo io !

Qualcuno potrebbe tranquillamente entrare in azienda nottetempo e rubare il server….e poi leggere da un disco i dati collegandolo ad un’altra macchina.

“ho fatto il backup su un disco esterno”: interessante….siamo sicuri di aver fatto un backup corretto? siamo certi di affidare ad un dispositivo da poche decine di euro tutto il nostro business e le conoscenze sedimentate in decenni di attività?

“ho messo i dati nel cloud”, pare di essere al sicuro allora. Ma dove sono i nostri dati? Siamo certi che nessuno possa aprire i nostri file e carpire ogni segreto di quel prodotto che voglio brevettare?

Poi interviene anche la normativa europea GDPR, la quale complica ulteriormente le cose.

Proveniamo da un mondo dove per i dati siamo “truly paranoid” . Abbiamo pertanto sviluppato un prodotto innovativo in grado di immagazzinare i dati in un luogo virtuale che Mac e Windows ( ma anche Linux, of course….) vedono come una cartella condivisa in rete . Ma i dati vengono crittografati in modo che nessuno possa leggerli , anche se sottraggo i dischi e provo ad installarli in un nuovo computer.

Ma se l’hardware viene rubato, come recupero i miei dati?

A cadenza periodica i dati, attraverso un canale sicuro vengono compressi e immagazzinati con una opportuna crittografia in un cloud remoto all’ esterno dell’azienda.

Ho un disastro in azienda, ho subito un furto, un incendio ha distrutto il mio HW.

Il mio bene più prezioso: i miei disegni, le procedure con cui realizzo i miei prodotti, i progetti futuri sono al sicuro .

In una cassaforte dove solo io ho le chiavi e dove nessuno può guardare.

Abbiamo chiamato questo prodotto AtlasVault : La cassaforte per i dati della Industria 4.0 ( e per tutti coloro che hanno un valore digitale da proteggere), che risponde pienamente alla normativa GDPR.

Contattaci ad atlas-at@atlas-at.com per capire come possiamo aiutarti nel proteggere il bene più prezioso: le tue idee.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *